Impegno e amore, requisiti indispensabile per un lavoro ad arte” chiacchierata con Fabio Boccalon

Impegno e amore, requisiti indispensabile per un lavoro ad arte” chiacchierata con Fabio Boccalon

1. Com’è nato il tuo l’interesse verso l’arte pittorica?

Il mio interesse verso l’arte comincia molto presto, direi intorno ai 5 anni… mentre tutti a quell’età coloravano sui libri da colorare, io mi copiavo i soggetti e li coloravo a piacimento. 
Poi la vita mi ha portato verso studi tecnici ma ho sempre continuato a disegnare e dipingere quando ne avevo la possibilità. 
Ma la vera svolta è arrivata a fine millennio/secolo scorso, grazie ad una scatola di pastelli ad olio che mi fu regalata. 
Da allora non ho più smesso, da autodidatta studiavo manuali e sperimentavo tecniche. Ho frequentato un corso di ritratto e di nudo dal vero e poi qualche lezione presso lo studio di un pittore professionista.
Oggi, tranne l’acquerello, faccio uso di tutte le tecniche su carta, tela e tavola.

Opera “KOI carps”

2. Ricordi la tua prima mostra pittorica?

Certamente! ricordo ancora il turbinio di emozioni che mi hanno attraversato. Vedere i miei primi lavori non più sopra ad un cavalletto o appesi in casa, ma esposti al pubblico. 
L’emozione più grande mi è stata data dal vedere le persone intente ad ammirare e commentare le mie opere, soprattutto esprimendo la loro emozione provata, che quasi sempre corrispondeva a tutto ciò che volevo realmente esprimere io. Fu una mostra collettiva di un gruppo artistico dove ero iscritto, nel lontano 2001, in zona Brera a Milano, una location perfetta direi.

3. La prima esposizione pittorica è nata naturalmente oppure c’è stato qualcuno a spronarti a realizzarla?

Era un’esperienza che desideravo fortemente, poi un’amica che già esponeva mi ha aiutato ad entrare nel suo gruppo artistico.

4. Hai uno studio? Oppure uno spazio specifico che stimola la tua vena creativa?

Non ho uno studio classico come ci si aspetterebbe. Diciamo che mi ‘allargo’ un po’ troppo in casa e così tutto l’appartamento diventa uno studio! Scherzi a parte, non è lo spazio ma lo stato d’animo che mi stimola artisticamente

5. Ti va di dare un consiglio ai tuoi colleghi artisti in questo momento storico?

Certo, vedo molti colleghi artisti che vanno avanti nonostante tutto e fanno benissimo. 
Questo periodo seppur terribile ci sta dando modo di riflettere su noi stessi, ed è anche una opportunità di metterci in discussione, di migliorarci. E quale strumento migliore dell’arte permette di esprimerci? 
Personalmente nei primi mesi del Covid ho subito una battuta d’arresto artisticamente parlando, non facevo altro che seguire telegiornali e talk-show e la paura mi paralizzava. Avevo molte idee in testa ma non riuscivo a tenere in mano un pennello. Avevo nello stesso tempo bisogno di buttare giù le emozioni, di pancia, in qualche modo, soprattutto immediato. Così ho sperimentato una tecnica che non avevo mai provato sino ad ora, l’arte digitale. Ho iniziato semplicemente con le dita a disegnare ed a dipingere con il tablet, e devo dire che in questo modo sono riuscito ad esprimermi in un modo nuovo, fuori dagli schemi e forse al passo coi tempi.

L’artista: Fabio Boccalon

6. Vendi il tuo lavoro? Riesci a vendere regolarmente? Com’è il tuo rapporto con i social?

Mi è capitato di vendere diverse opere, anche perché sono un ritrattista e mi sono state richieste varie commissioni. 
Purtroppo però non vendo regolarmente, poiché spessissimo incappo in persone che pretendono quasi che io regali il mio lavoro. Questo è molto frustrante per un artista perché significa che di fronte non hai un vero estimatore dell’arte, quindi non si rende minimamente conto di tutto il lavoro che c’è dietro la creazione di un’opera. 
In questo ultimo periodo terribile poi, credo che vendere sia molto difficile. 
Sono sui social, ho una pagina Facebook ed un profilo Instagram, anche se confesso che le opere sono sempre meglio ammirate dal vivo e tutto questo ‘virtuale’ non è il massimo della vita.

7. Cosa hai provato quando hai visto l’oggetto virtualmente realizzato con la tua opera, durante la mostra “L’arte che tutto può” realizzata durante la Milano Design City 2020

È stata una grande emozione ed un grande stupore vedere in modo diverso ed innovativo una mia opera. È stato come averla realizzata di nuovo e non su di una tela. La retroilluminazione poi ne ha potenziato il titolo Dantesco che le ho attribuito ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle’ 

8. Oggi tutto si basa sull’immagine, come vedi le opportunità che l’industria degli oggetti personalizzati offre a voi artisti?

Nel mondo dell’immagine, il design penso sia il migliore strumento da abbinare a quello canonico per un’opera d’arte. Vederla sotto tante altre forme è come farla rinascere più volte, renderla in un certo senso immortale.

Arte Design è una iniziativa Decor Lab dove l’artista può dare nuove forme alla propria arte. Creare oggetti esclusivi, personalizzati, a tiratura limitata; impreziosire una poltrona, un divano, le tende, vasi, cuscini, carta da parati… e tanto altro ancora e per offrire al suo pubblico una nuova declinazione del proprio lavoro. È una vera rivoluzione quella di ArteDesign per gli amanti del bello e l’artista, uno straordinario servizio per aumentare le possibilità di espressione della propria creatività.

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